Le 5 piante che ti aiutano a respirare

Milano. Terzo anno di università.
Io e la mia amica Sara alle prese con un progetto da consegnare il giorno dopo. Panico totale. Troppo da fare in troppo poco tempo.

Il nostro quartier generale per affrontare le ore di lavoro? Casa sua.
Un piccolo appartamento al quinto piano di una palazzina in zona Navigli. Se conosci Milano, sai che i Navigli sono un mix esplosivo di gente, auto e caos a qualsiasi ora.

Era la prima volta che vedevo casa di Sara. Appena varcata la soglia, la prima cosa che mi ha colpita è stato il verde.

Ovunque.

Le finestre erano incorniciate da una giungla urbana. Piante di ogni tipo, dimensione e sfumatura. L’ambiente era accogliente, rilassante, quasi magico.

“Ma quante piante hai in 50 mq?!” ho chiesto incredula.

Sara ha sorriso. “Merito di mia madre.”

Mi ha raccontato che la sua famiglia, originaria di una valle vicino Como, aveva cercato di ricreare un angolo di verde anche in città. Non si trattava solo di estetica perché quelle piante erano alleate silenziose, purificatrici d’aria, perfette per combattere lo smog milanese.

Volevo saperne di più. D’altronde chi non vorrebbe respirare aria pulita anche in città?

Da lì è partita una sorta di tour botanico in casa sua, mentre il nostro progetto finiva (momentaneamente) nel dimenticatoio.

La prima non poteva che essere lei la Sansevieria conosciuta anche come “lingua di suocera” (nome che già ispira un certo rispetto). 

Sara mi ha spiegato che questa pianta è una guerriera silenziosa perché combatte tossine, assorbe umidità e, cosa che non credevo possibile, converte l’anidride carbonica in ossigeno anche di notte. 

Un vero purificatore naturale!

“Almeno 107 inquinanti atmosferici eliminati. E secondo il Feng Shui, porta prosperità e soldi!” ha aggiunto con un sorrisetto. Poca acqua e nessuna esigenza particolare. Perfetta per chi dimentica di innaffiare (come me!).

“Hai presente una camera da letto perfetta per dormire bene?”
Lei non può mancare.”

Accanto alla Sansevieria, c’era quella che mi piaceva di più: la Felce di Boston.

Grande, rigogliosa, le sue fronde ricadevano con eleganza dai vasi sospesi, trasformando la cucina in un set da rivista d’arredamento.

Se c’era una pianta capace di coniugare estetica e funzionalità era senza dubbio quella. 

“La diva dell’umidità controllata,” l’ha definita Sara, imitando la voce della madre.

E in effetti, la sua silhouette elegante e leggera la rende ideale per ambienti dal design sofisticato.

Il suo superpotere risiedeva nella capacità di regolare l’umidità. Durante l’inverno, quando il calore dei termosifoni secca l’aria, la felce di Boston rilascia umidità, contrastando problemi come pelle secca e vie respiratorie irritate. In estate, invece, assorbe l’umidità in eccesso, prevenendo la formazione di muffe.

Semplice da mantenere, bellissima da vedere. 

Poi c’era lei: la Palma di Bambù o Chamaedorea seifrizii. 

Quella pianta non era solo un elemento decorativo, ma un souvenir di viaggio.

La madre di Sara l’aveva scoperta durante un viaggio in Messico e, tornata a Milano, aveva deciso che non poteva farne a meno.

Aveva ragione. Oltre a evocare un’atmosfera esotica, questa palma filtrava benzene e tricloroetilene, migliorando l’aria di casa.
É un’alleata perfetta in ambienti nuovi o ristrutturati, dove l’accumulo di VOC (composti organici volatili) può essere un problema.
Posizionata accanto a una grande finestra, diventava un elemento di design naturale e funzionale.

“Questa invece è l’unica che riuscirei a tenere in vita,” ha detto ridendo e guardando un’altra piantina poco più in là.

Il Pothos, la pianta che sopravvive a tutto e a tutti.

Puoi dimenticarti di innaffiarla, metterla all’ombra o al sole, e lei continuerà a crescere. Si arrampica o ricade con eleganza a seconda di come la si posiziona.

In più, è una spugna per formaldeide, toluene e xilene, sostanze rilasciate da mobili e materiali edili. Resistente, purificatrice, praticamente immortale, anche per chi ha il pollice non proprio verde. 

Sara aveva già sfoderato un intero arsenale di piante da interni, ma l’ultima che mi mostrò meritava un’attenzione speciale. L’Aloe Vera.
Non una semplice pianta, ma un organismo capace di trasformare un ambiente e prendersi cura di chi lo abita.

“Oltre a essere il rimedio naturale per le mie scottature in estate” ha esordito Sara con un sorriso, “l’ Aloe è anche un formidabile purificatore d’aria!”

“ Lo sapevi che in Florida, tra gli indiani Seminoles, si narra di una misteriosa Fonte della Giovinezza. L’acqua che sgorga da quella fonte attraversa un intreccio di enormi piante di Aloe, con foglie così larghe e fitte da lasciare passare solo i più giovani e agili. I saggi del villaggio si recavano lì per immergersi e raccogliere le foglie da applicare sul corpo, convinti che quel rituale li avrebbe mantenuti giovani per sempre”.

Sara amava ricoprire i suoi interessi con un velo di leggenda. Ma al di là del mito, l’Aloe Vera ha davvero caratteristiche uniche poiché è in grado di filtrare tossine, combattere l’umidità in eccesso e tenere lontane muffe e funghi.

Diverse piantine di Aloe erano sparse per casa, strategicamente posizionate per purificare l’aria e dare un tocco di freschezza all’ambiente.

Mentre pensavo ancora ai giovani indiani Seminoles, Sara mi ha chiesto “Vuoi qualcosa da bere?”

Guardai l’orologio e mi resi conto che il nostro progetto per la revisione del giorno seguente era ancora tutto da fare.

“Un caffè?” chiesi d’istinto.

Sara mi lanciò uno sguardo complice. “Meglio. Ti faccio provare un succo di Aloe Vera!”

Incuriosita, accettai. Dopo tutto, quale miglior modo per testare i suoi poteri straordinari?

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